Planetarium


L’altra sera ho visto Planetarium, il film di Rebecca Zlotowski che sancisce il ritorno sul grande schermo dell’attrice Natalie Portman.
La pellicola, presentata come “dramma, film sulla Shoah, film di guerra, film fantasy, sentimentale e thriller” (praticamente quasi tutte le categorie cinematografiche esistenti!) è il classico esempio di come la critica e il pubblico siano sempre più agli antipodi.

La trama è questa:
Parigi. Sul finire degli anni Trenta Kate e Laura Barlow sono due spiritiste americane impegnate in una tournée mondiale.
Le loro doti medianiche colpiscono l'importante produttore André Korben il quale vuole risollevare le sorti della sua casa cinematografica compiendo un'impresa strabiliante: impressionare sulla pellicola la presenza di uno spirito.

Già qui si capisce che guerra, Shoah e fantasy escono dal film restando temi assolutamente marginali.
La storia diventa un onirico insieme di sceneggiature ispirate a Federico Fellini e al suo film “Giulietta degli spiriti” (basta notare la somiglianza fra il personaggio interpretato da Lily Rose Depp, la figlia di Johnny Depp, e la Giulietta di Fellini) risultando ancora più complicata e inconcludente di quanto non sia già stata la pellicola felliniana.
Film a tratti insopportabile con tantissimi argomenti non sviluppati, spunti sterili, personaggi non approfonditi (soprattutto Kate, interpretata da una poco convincente Lily Rose Depp), reso noioso dai manierismi della regista che crede di fare grande cinema con inquadrature stucchevoli piene di particolari insignificanti e dialoghi ridotti al minimo che non comunicano niente.

Ma tutto questo non basta.
Scavando in profondità si viene a scoprire che il film è stato costruito per omaggiare il produttore cinematografico ebreo Bernard Natan.
Si ripete così lo stesso errore commesso nel film “Hugo Cabret” di Martin Scorsese che ha reso invece omaggio a Georges Melies: la narrazione si disperde in favore di una sorta di “commemorazione artistica” che conduce alla noia lo spettatore e non arricchisce la storia.

Lo stesso dicasi per il finto rapporto analitico che la regista vuole evidenziare fra cinema e spiritismo: come dire “non so passare oltre il concetto platonico di arte come finzione della perfezione, quindi mi butto sugli spiriti che tanto vanno sempre di moda”.

Viene da chiedersi cosa volesse tentare di fare la regista, i cui film precedenti non ho apprezzato al pari di questo.
Niente da fare, la Zlotowski è una fantastica sforna mattoni adatti a un Luca Nervi ma non a un vero amante del cinema. (confesso qui di aver visto il film solo per il piacere di rivedere Natalie Portman ed Emmanuel Salinger, due attori che apprezzo molto).

C’è una sola nota positiva che si può scrivere sul film: a un certo punto finisce.

Commenti

Finale del tuo post straordinario mi sono piegato in due dal ridere! E' un film che nonostante la Portman e la tematica pubblicizzata, dai trailer non mi convinceva. Fidandomi anche della tua recensione, direi che ho avuto fiuto :-)))
Patricia Moll ha detto…
Bene! Non l'ho visto e non lo vedrò!
Ciaoooo
Tomaso ha detto…
Cara Ofelia, oggi ci ai presento un film molto carino e credo pure divertente.
Ciao e buon fine settimana con un forte abbraccio e un sorriso:-)
Tomaso
Ofelia Deville ha detto…
@Daniele Verzetti il Rockpoeta
Sì, hai ragione, il film è davvero un peso pazzesco.
Felice che il post ti abbia divertito.
Un abbraccio!
Ofelia Deville ha detto…
@Patricia Moll
Non ti perdi niente!
Ciao e un grande abbraccio
Ofelia Deville ha detto…
@Tomaso
Un saluto grande e un abbraccio anche a te.

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